La Cassazione su Gomorra: il risarcimento per plagio va inasprito ai danni di Saviano


I fatti

 

La Corte d’Appello di Napoli nel 2013 aveva già condannato Saviano e Mondadori, rispettivamente autore ed editore di Gomorra, nei confronti di Libra Editrice, proprietaria di “Cronache di Napoli” e “Corriere di Caserta” per plagio, riconoscendo l’utilizzo non autorizzato di svariati articoli delle due testata.

La sentenza aveva del tutto ribaltato l’esito del processo di primo grado, che invece aveva visto assolvere i due convenuti.

Ai fini della sentenza, era stato dimostrato che Saviano avesse visitato con frequenza le redazioni delle due testate, per raccogliere materiale e che lo stesso si fosse impegnato, in ipotesi avesse realizzato un manoscritto, a citare le fonti; impegno che evidentemente non era stato poi rispettato da Saviano, stante la completa rivendicazione della paternità di tutto il materiale sostenuta anche in giudizio.

Per contro, la difesa del noto autore aveva sostenuto come non ci fosse alcuna contraffazione, ma comunanza di fonti; si sarebbe trattato di semplice utilizzazione creativa di notizie di cronaca e quindi di pubblico dominio, diffuse tramite i normali canali di comunicazione e pertanto pienamente disponibili.

La sentenza della Suprema Corte

 

La Cassazione oggi, con la sentenza n. 39762/2021 si è espressa una seconda volta (un primo giudizio aveva già rinviato al giudice di appello per taluni aspetti di merito).

Nella sentenza odierna la Suprema Corte ha rilevato come la condanna di autore e editore vada inasprita, rinviando al giudice di merito per la quantificazione.

La Cassazione ha sostenuto infatti che la valutazione equitativa non sia un criterio valido nel caso di specie, soprattutto considerando il notevole successo del manoscritto.

Il principio di diritto enucleato dalla Cassazione

 

In particolare, ha sostenuto la Cassazione, enunciando un principio di diritto, che “in tema di diritto d'autore il risarcimento del danno da lucro cessante spettante al titolare del diritto violato deve essere completo ed effettivo e deve essere liquidato in via preferenziale dal giudice ai sensi dell'art.158, comma 2, l.d.a., interpretato in conformità all'art.13 della Direttiva 29.4.2004 n. 48- 2004/48/CE, del Parlamento Europeo e del Consiglio sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, con equo apprezzamento di tutte le circostanze del caso e tenendo anche conto degli utili realizzati in violazione del diritto e solo, in via sussidiaria e residuale, nei casi in cui ciò non sia possibile o riesca disagevole, in via forfettaria sulla base dell'importo dei diritti che avrebbero dovuto essere riconosciuti, qualora l'autore della violazione avesse chiesto al titolare l'autorizzazione per l'utilizzazione del diritto (cosiddetto «prezzo del consenso»)”. Sarà quindi nuovamente la Corte di appello di Napoli a dover quantificare un congruo risarcimento.


Una sentenza esemplare

 

Sicuramente si tratta di una sentenza esemplare, considerando che, soprattutto nella società dell’informazione e di internet, dove ciò che è tecnicamente possibile è anche considerato giuridicamente lecito, il plagio è per definizione estremamente difficile da dimostrare e in ogni settore del diritto d’autore (musica, cinema, editoria, etc.) si declina in modo diverso.

Ma dato che è così facile copiare è legittimo farlo?

Da avvocato e Legal Coach non posso che schierarmi a favore degli autori perché al di là degli aspetti economici del fatto, occorre avere rispetto del rapporto di filiazione vera e propria che lega i primi alla propria opera.

Suggerimenti e consigli

 

Se sono un giovane autore come mi devo comportare?


Come faccio a difendermi dal rischio che qualcuno si appropri della mia opera, vampirizzando il mio talento? In una condizione in cui è molto facile copiare e altrettanto difficile tutelarsi, a maggior ragione se non ho le spalle coperte come colleghi più blasonati, non mi resta che arrendermi?

In realtà, seppure le battaglie di principio non servano a nessuno, non è mai giusto rinunciare in partenza. Se si pensa di avere già subito un plagio, la cosa migliore è rivolgersi ad un professionista per valutare, soprattutto, quali possibilità di tutelarsi in giudizio ci siano e quali i rischi, con una quantificazione anticipata di tutti i possibili costi (anche quelli dei professionisti, es. avvocato, periti di parte, etc.).

La cosa migliore è agire in via preventiva, perché tra il tenere il proprio manoscritto/canzone/sceneggiatura nel cassetto per paura che qualcuno la plagi e fare circolare l’opera “come se non ci fosse un domani”, certamente, c’è una via di mezzo che si chiama prudenza ed intelligenza.

Quando formo i miei allievi o consiglio i miei clienti, infatti suggerisco sempre di rispettare alcune cautele come ad es. la marcatura temporale dell’opera prima di metterla in circolazione oppure la precostituzione delle cosiddette “pezze d’appoggio”, ovvero argomenti o documenti più o meno strutturati e/o formali, prima di ogni possibile forma di condivisione.

Poi sopra ogni cosa: autostima. Personalmente, sostegno che il successo sia soprattutto l’effetto di un processo di progressiva appropriazione del proprio potenziale e di fiducia nel proprio valore, l’unico vero mordente per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Un talento creativo che tuttavia va coltivato senza dimenticare di approfondire allo stesso modo la conoscenza delle regole del settore e/o di fare appello al buon consiglio di un professionista specializzato nel settore.


 

Di Giorgia Crimi Avvocato cassazionista specializzato in diritto d’autore


Leggi il testo integrale della sentenza.


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